A la veille du 25 avril 1945, posté sur un promontoire près de ma maison (située juste au-dessus de la route nationale 26) j'assistai, avec une immense joie, à la retraite de l'en¬nemi. Troupes fascistes et allemandes passaient lentement avec armes et bagages car ils avaient signé la capitulation à condition qu'on les laisse partir armés.
Ce défilé, en déconfiture, dura plusieurs heures. Des pelotons de fantassins entrecoupés de camions chargés de militaires, d'autres de ravitaillement, de voitures blindées, de chars d'assaut, de tanks, de motos, etc.
Finies l'arrogance et la domination arbitraire.

[tiré de J. B. Chabloz, Les Temps ont changé, Imprimerie Valdôtaine, Aoste, 1995, p. 109]
28 AVRIL. - La libération
L'heure de la liberté a sonné. Le servage, les humiliations, les tortures morales et matérielles auxquelles un régime haï nous a soumis depuis si longtemps vont finir. C'est la plume de Guarini, alias le Capitaine Joseph Cavallero, qui dans un style militaire nous donnera le compte-rendu des glorieuses journées qui culmineront avec ce 28 avril qui a vu nos formations Partisanes déboucher, drapeau en tête, dans les rues de notre vieille Augusta Praetoria.
Nella mattinata del 19 aprile con alcuni elementi del mio comando, écrit Guarini, giunsi nella Valtournanche attraverso il colle di St. Pantaleon. Mi ripromettevo nell'imminenza dell'insurrezione di intensificare l'azione di comando e prendere diretti contatti con le formazioni alle mie dipendenze.
Incontratomi con Tito nella zona di Torgnon venni immediatamente informato che da parte del Comando Tedesco « Zona Operazioni » era stato richiesto al Comando Partigiano un colloquio per il giorno 20 in località Antey St, Andre, Tale colloquio doveva essere un seguito e quasi un corollario degli accordi già intervenuti fra Tito ed il Comando Tedesco su vari punti ma in particolare sulla garanzia piena ed assoluta che da parte del Tedesco in caso di ritirata nazifascista, nessuna centrale od opera d’arte sarebbe stata danneggiata o distrutta.
Pensai subito all'importanza estrema di questo compromesso perchè da questo avrebbe dipeso l'integrità degli impianti idroelettrici valdostani che costituiva fra i tanti il compito principale affidatoci dal maggiore McKenna, In tali disposizioni di spirito scesi quella sera ad Antey, dove ebbi l'insperata fortuna di poter riabbracciare con gioia l'amico Blanc alias il maggiore Adam, col quale ci eravamo lasciati qualche mese innanzi a Grenoble.
Adam era appena giunto da Sala Biellese dove era stato paracadutato assieme a Mesard ed a Picchio alias il maggiore Pistotti per condurre in Valle d'Aosta l'azione di comando da lui iniziata tempo addietro in territorio francese. Lo misi subito al corrente sulla situazione in valle ed in particolare sul colloquio di domani.
Il 20 aprile nella cantina di Antey fra il maggiore Blanc ed il Tenente Tedesco Senoner vennero gettate le basi di un accordo militare regolante la ritirata tedesca in valle d’Aosta e la salvaguardia delle opere stradali e degli impianti idroelettrici. Tale accordo doveva essere convalidato dal Colonnello Strauber, Comandante Tedesco del Settore Operativo. Numerosi altri colloqui ebbero luogo fra i due Comandi, ma solo il giorno 24 venne concluso un accordo che stabiliva che le forze tedesche dovevano concentrarsi nella zona di Pont-St-Martin, lasciando intatti gli impianti e le opere esistenti in valle. Nel frattempo il nostro Comando si trasferì in località St.-Christophe. Il 25 aprile l'accordo avrebbe dovuto andare in vigore se non che col sopraggiungere di nuovi ordini categorici di resistenza e di distruzione da parte del Comando della V Divisione Alpen-Jäger, sembrò che le trattative di resa, così faticosamente raggiunte, doves¬sero fallire. Infatti, in relazione alla situazione militare creatasi nelle ultime ore} vennero impartiti ai Comandi Partigiani della Valle, ordini relativi alla difesa diretta delle centrali e ad azioni di disturbo sulle Truppe Tedesche in ritirata, il cui ripiegamento doveva effettuarsi a scaglioni sulle seguenti linee di attestamento: Pre St. Didier, Villeneuve, Pont St. Martin. Vennero altresì impartiti ordini di effettuare interruzioni stradali al fine di menomare la possibilità di ritirata al nemico.
Il 27 aprile di mattina mentre le prime notizie delle nostre Formazioni davano per terminati i movimenti di radunata nelle varie zone d'impiego ecco sopraggiungere a St. Christophe il Ten. Folker che già aveva partecipato ai colloqui, quale inviato del Comando Tedesco. Egli riferì che il Colonnello Strauber che trovavasi a La Salle, vista l'inutilità dell’azione ordinatagli, desiderava un colloquio immediato al fine di evitare inutili distruzioni e spargimento di sangue. Accompagnati dal Ten. Folker, su di un automezzo tedesco, Blanc ed io ci avventuriamo verso La Salle.
Erano le 10 del mattino quando in preda ad un comprensibile eccitamento attraversai la città di Aosta che non vedevo da oltre dieci mesi. Molta agitazione in città, numerose ancora le forze nazi-tasciste. Ad ogni posto di blocco venivamo fermati ma la parola Platzkommandantur ci apriva la strada come una parola d'ordine. Poco più tardi giungevamo a La Salle dove fummo accolti con gentilezza ma con molta dignità dal Col. Strauber che ci confermò gli accordi già in precedenza concretati. Ci dichiarò testualmente: - Desidero lasciare la Valle d' Aosta come l' ho trovata.
Rientrati alla nostra sede il maggiore Blanc provvide in conse¬guenza a modificare il piano operativo ed impartì le disposizioni per l'occupazione delle località più importanti della valle e di Aosta città, Nella notte parte delle truppe tedesche transitò indisturbata la città diretta verso la bassa valle in conformità agli ordini ricevuti. I Presidi di Gignod, Nus, Cht:ltillon e Chambave si erano già arresi ai nostri Comandi, consegnando armi e materiale. Lo stesso dicasi per il IV Reggimento Alpini ed il gruppo Artiglieria Alpina ancora dislocati nell' alta valle.
La mattina del 28 un ufficiale della Folgore accompagnato dal Vescovo di Aosta venne a conferire col Maggiore Blanc per chiedere le condizioni di resa dei reparti di detta unità che ancora si trovavano in Aosta. Le trattative si conclusero con la resa condizionata, con l'intesa cioè che la Folgore sarebbe stata autorizzata a concentrarsi a St. Vincent.
Alle 14.30 dello stesso giorno mentre gli ultimi reparti della Folgore abbandonavano Aosta i primi nuclei Partigiani, acclamati dalla folla entravano in città secondo gli itinerari fissati in precedenza dirigendosi verso le caserme e gli edifici da presidiare. Sarà bene che non si dimentichi che le forze Partigiane della Valle d' Aosta liberarono da sole la loro valle.
I Partigiani di qualsiasi formazione hanno attestato col loro sangue e coi loro sacrifizi in tutti i paesi ed in tutte le località della valle la loro volontà di liberazione ed oggi nel primo anniversario di quei giorni, inchiniamoci reverenti dinnanzi ai Caduti e davanti a tutti coloro che con i sacrifizi di 20 mesi di montagna, con le persecu¬zioni dei rastrellamenti, con le torture e con il carcere hanno affermato di fronte al mondo il diritto che ha il popolo italiano di essere un popolo libero.

[tratto da A. Creazzo, La mia inesperta gioventù, Tipografia La Vallée, 2002]
28 AVRIL. - La libération
L'heure de la liberté a sonné. Le servage, les humiliations, les tortures morales et matérielles auxquelles un régime haï nous a soumis depuis si longtemps vont finir. C'est la plume de Guarini, alias le Capitaine Joseph Cavallero, qui dans un style militaire nous donnera le compte-rendu des glorieuses journées qui culmineront avec ce 28 avril qui a vu nos formations Partisanes déboucher, drapeau en tête, dans les rues de notre vieille Augusta Praetoria.
Nella mattinata del 19 aprile con alcuni elementi del mio comando, écrit Guarini, giunsi nella Valtournanche attraverso il colle di St. Pantaleon. Mi ripromettevo nell'imminenza dell'insurrezione di intensificare l'azione di comando e prendere diretti contatti con le formazioni alle mie dipendenze.
Incontratomi con Tito nella zona di Torgnon venni immediatamente informato che da parte del Comando Tedesco « Zona Operazioni » era stato richiesto al Comando Partigiano un colloquio per il giorno 20 in località Antey St, Andre, Tale colloquio doveva essere un seguito e quasi un corollario degli accordi già intervenuti fra Tito ed il Comando Tedesco su vari punti ma in particolare sulla garanzia piena ed assoluta che da parte del Tedesco in caso di ritirata nazifascista, nessuna centrale od opera d’arte sarebbe stata danneggiata o distrutta.
Pensai subito all'importanza estrema di questo compromesso perchè da questo avrebbe dipeso l'integrità degli impianti idroelettrici valdostani che costituiva fra i tanti il compito principale affidatoci dal maggiore McKenna, In tali disposizioni di spirito scesi quella sera ad Antey, dove ebbi l'insperata fortuna di poter riabbracciare con gioia l'amico Blanc alias il maggiore Adam, col quale ci eravamo lasciati qualche mese innanzi a Grenoble.
Adam era appena giunto da Sala Biellese dove era stato paracadutato assieme a Mesard ed a Picchio alias il maggiore Pistotti per condurre in Valle d'Aosta l'azione di comando da lui iniziata tempo addietro in territorio francese. Lo misi subito al corrente sulla situazione in valle ed in particolare sul colloquio di domani.
Il 20 aprile nella cantina di Antey fra il maggiore Blanc ed il Tenente Tedesco Senoner vennero gettate le basi di un accordo militare regolante la ritirata tedesca in valle d’Aosta e la salvaguardia delle opere stradali e degli impianti idroelettrici. Tale accordo doveva essere convalidato dal Colonnello Strauber, Comandante Tedesco del Settore Operativo. Numerosi altri colloqui ebbero luogo fra i due Comandi, ma solo il giorno 24 venne concluso un accordo che stabiliva che le forze tedesche dovevano concentrarsi nella zona di Pont-St-Martin, lasciando intatti gli impianti e le opere esistenti in valle. Nel frattempo il nostro Comando si trasferì in località St.-Christophe. Il 25 aprile l'accordo avrebbe dovuto andare in vigore se non che col sopraggiungere di nuovi ordini categorici di resistenza e di distruzione da parte del Comando della V Divisione Alpen-Jäger, sembrò che le trattative di resa, così faticosamente raggiunte, doves¬sero fallire. Infatti, in relazione alla situazione militare creatasi nelle ultime ore} vennero impartiti ai Comandi Partigiani della Valle, ordini relativi alla difesa diretta delle centrali e ad azioni di disturbo sulle Truppe Tedesche in ritirata, il cui ripiegamento doveva effettuarsi a scaglioni sulle seguenti linee di attestamento: Pre St. Didier, Villeneuve, Pont St. Martin. Vennero altresì impartiti ordini di effettuare interruzioni stradali al fine di menomare la possibilità di ritirata al nemico.
Il 27 aprile di mattina mentre le prime notizie delle nostre Formazioni davano per terminati i movimenti di radunata nelle varie zone d'impiego ecco sopraggiungere a St. Christophe il Ten. Folker che già aveva partecipato ai colloqui, quale inviato del Comando Tedesco. Egli riferì che il Colonnello Strauber che trovavasi a La Salle, vista l'inutilità dell’azione ordinatagli, desiderava un colloquio immediato al fine di evitare inutili distruzioni e spargimento di sangue. Accompagnati dal Ten. Folker, su di un automezzo tedesco, Blanc ed io ci avventuriamo verso La Salle.
Erano le 10 del mattino quando in preda ad un comprensibile eccitamento attraversai la città di Aosta che non vedevo da oltre dieci mesi. Molta agitazione in città, numerose ancora le forze nazi-tasciste. Ad ogni posto di blocco venivamo fermati ma la parola Platzkommandantur ci apriva la strada come una parola d'ordine. Poco più tardi giungevamo a La Salle dove fummo accolti con gentilezza ma con molta dignità dal Col. Strauber che ci confermò gli accordi già in precedenza concretati. Ci dichiarò testualmente: - Desidero lasciare la Valle d' Aosta come l' ho trovata.
Rientrati alla nostra sede il maggiore Blanc provvide in conse¬guenza a modificare il piano operativo ed impartì le disposizioni per l'occupazione delle località più importanti della valle e di Aosta città, Nella notte parte delle truppe tedesche transitò indisturbata la città diretta verso la bassa valle in conformità agli ordini ricevuti. I Presidi di Gignod, Nus, Châtillon e Chambave si erano già arresi ai nostri Comandi, consegnando armi e materiale. Lo stesso dicasi per il IV Reggimento Alpini ed il gruppo Artiglieria Alpina ancora dislocati nell' alta valle.
La mattina del 28 un ufficiale della Folgore accompagnato dal Vescovo di Aosta venne a conferire col Maggiore Blanc per chiedere le condizioni di resa dei reparti di detta unità che ancora si trovavano in Aosta. Le trattative si conclusero con la resa condizionata, con l'intesa cioè che la Folgore sarebbe stata autorizzata a concentrarsi a St. Vincent.
Alle 14.30 dello stesso giorno mentre gli ultimi reparti della Folgore abbandonavano Aosta i primi nuclei Partigiani, acclamati dalla folla entravano in città secondo gli itinerari fissati in precedenza dirigendosi verso le caserme e gli edifici da presidiare. Sarà bene che non si dimentichi che le forze Partigiane della Valle d' Aosta liberarono da sole la loro valle.
I Partigiani di qualsiasi formazione hanno attestato col loro sangue e coi loro sacrifizi in tutti i paesi ed in tutte le località della valle la loro volontà di liberazione ed oggi nel primo anniversario di quei giorni, inchiniamoci reverenti dinnanzi ai Caduti e davanti a tutti coloro che con i sacrifizi di 20 mesi di montagna, con le persecu¬zioni dei rastrellamenti, con le torture e con il carcere hanno affermato di fronte al mondo il diritto che ha il popolo italiano di essere un popolo libero.

[tratto da Passerin d’Entrèves, La tempëta dessu noutre montagne. Épisodes de la Résistance en Vallée d’Aoste, Musumeci, 1975]
…Quel giorno Louis mi aveva portato della legna e me la stava segando. Mentre chiacchieravamo improvvisamente arriva l’uomo di guardia, sotto e grida: “scappiamo”. (Lui aveva messo il fiasco sotto il cappottone). “Andiamo a nasconderci perché arrivano i fascisti per un rastrellamento”. Gli dico: “Ti vengono a pigliare Louis, scappa via, io sto qui con la bambina”. Hanno già bruciato un villaggio, pensavo io, se vengono a prendermi e ne debbono bruciare un altro, assolutamente, no! Mi lascio prendere perché sono stufa di tutto e che vada come vuole.
Sono stata arrestata il 26 febbraio 1945…
I valligiani che uscivano di messa si inginocchiavano, quando mi hanno visto partire. Come dire: “Non la vediamo più”.
Siamo andati ad Aosta, mi hanno incominciato ad interrogare alla Casa Littoria.
Poi visto che non ne potevano tirare fuori niente, mi hanno mandata in questura. Dalla questura alla caserma dei questurini, dai questurini alle prigioni, dalle prigioni sono andata a finire all’ospedale. Lì un dottore si è commosso, tanto che mi ha fermata lì. Piantonata lì. Intanto gli eventi precipitavano.
… Poi sono uscita a piede libero, stavo dalla zia in via Lostan 10, ma avevamo una paura matta perché i fascisti erano sempre lì che giravano intorno.
Gli ultimi tre giorni sono stata dalla signora Torasso che abitava in via de Tillier, davanti a Deorsola, ultimo piano. La signora era zoppa…
Sotto abitava una famiglia di fascisti…Per tre giorni e per tre notti questa signora mi ha portato anche il vaso da notte sul letto per me e per la bimba. Non ci faceva mettere i piedi per terra perché da sotto non ci sentissero. Lei, che era zoppa, e il marito, camminavano a passi pesanti, in modo che sotto non si accorgessero di nulla. Io sono stata chiusa in quella camera, lei mi ha curato, mi ha dato da mangiare, mi portava il catino sul letto per farmi lavare. Non mi faceva mettere i piedi giù.
E poi la liberazione! Arrivavano: mi giungevano le notizie con la radio, “Stanno arrivando”.
I partigiani con la febbre venivano; tutti lì dalla parte francese. I miei erano a Montfleury. ….
Quanto ho pianto a vedermi quella gente lì a sfilare e io chiusa lì senza più lacrime. Ho cominciato quel giorno ed è stata una delusione che continua tutt’oggi.
[tratto da Ida Summa Lexert, Quaderni di promozione n. 3. No sen de Ceutta Benda, Aspetti della Resistenza in Valle d’Aosta, Aosta 1976, pag. 70]